martedì 15 settembre 2026

Il segreto del "Clean Look" di Bianca Balti a Venezia: la bellezza autentica firma Clé de Peau Beauté

 

A Venezia ci sono look che cercano di stupire con l'eccesso e altri che conquistano proprio per la loro disarmante semplicità. Il passaggio di Bianca Balti in Laguna appartiene decisamente a quest'seconda categoria. La supermodella ha incantato tutti sfoggiando un "Clean Look" di rara eleganza, firmato Clé de Peau Beauté: una proposta romantica, fresca e sofisticata, dove il trucco non serve a trasformare il volto, ma a valorizzarne ogni singolo tratto naturale.

Il vero segreto di questa radiosità non sta in strati di trucco coprente, ma parte da molto prima, ovvero dalla cura della pelle. In perfetto accordo con la filosofia di Clé de Peau Beauté — che non separa mai la skincare dal make-up, ma li fonde in un unico rituale di bellezza — la pelle di Bianca è stata preparata ed idratata al punto da diventare la vera protagonista della scena. L'idea di lusso contemporaneo che ne emerge è legata proprio a questo: al prendersi cura di sé, lasciando che la bellezza autentica risplenda senza sforzo.

Sul red carpet, l'incarnato è apparso levigato e uniforme, attraversato da una luminosità soffusa che sembrava quasi riflettere una luce interiore. I volumi del viso sono stati scolpiti con estrema delicatezza, mentre lo sguardo ha guadagnato profondità grazie a definizioni appena accennate. A completare il tutto, un tocco di colore sulle labbra che ha donato un'eleganza senza tempo.

In un'epoca di sovrapposizioni e filtri, la scelta di Bianca Balti e Clé de Peau Beauté a Venezia ci ricorda che la vera raffinatezza risiede nella naturalezza: un incontro perfetto tra cura, luce e personalità che celebra l'unicità di chi lo indossa.

martedì 1 settembre 2026

Dalla bufera alla luce: la lezione di vita di Anthony Peth nel suo nuovo libro

 

Ci sono storie che non si limitano a raccontare un'esistenza, ma diventano un faro per chi sta attraversando il buio. È il caso dell'ultima fatica letteraria di Anthony Peth, conduttore televisivo e regista sardo classe 1984, che firma un'opera profonda e necessaria. Noto al grande pubblico come "Ambasciatore del Gusto", lanciato a suo tempo da Maurizio Costanzo e affermatosi sui canali Rai, Mediaset e La7 — percorso che gli è valso anche due David di Michelangelo —, Peth ha scelto da anni di mettere la propria notorietà al servizio del sociale. Un impegno che trova oggi la sua massima espressione in “Le parole che servono”, il libro autobiografico pubblicato da Armando Editore che sbarca proprio oggi, 1° settembre, in tutte le librerie d’Italia e sulle piattaforme digitali.

Arricchito dalla prefazione della giornalista e scrittrice Silvana Giacobini, il volume non è una semplice autobiografia, ma un autentico strumento di rinascita strutturato come un “vocabolario della vita”. Attraverso cinquanta parole chiave selezionate con cura, l'autore ripercorre le tappe della sua vicenda personale per offrire a chi legge la chiave con cui ritrovare un senso anche di fronte al dolore più cieco.

Al centro della narrazione c'è la dura battaglia combatutta e vinta contro l'osteosarcoma, una rara e aggressiva forma di tumore osseo che ha stravolto la vita del conduttore. Tra le pagine emerge senza filtri la sofferenza fisica, il trauma di un corpo che si trasforma e l'angoscia del confronto con un "nemico invisibile". Eppure, il tratto distintivo dell'opera è l'energia straordinaria con cui Peth dimostra che la malattia non è riuscita a scalfire la sua anima, trasformando una diagnosi devastante in un messaggio universale di speranza e vittoria.

I lettori più attenti ritroveranno tra le righe del libro la medesima determinazione che il pubblico ha potuto apprezzare nel corso di un suo toccante monologo a Le Iene. In quell'occasione, con disarmante sincerità, Peth aveva condiviso con i telespettatori il senso del suo percorso: “Da piccolo il mondo sembrava una promessa di felicità... Il tuo corpo cambia fino a non riconoscerti più. So che è difficile immedesimarsi, come è difficile anche solo pronunciare la parola ‘osteosarcoma’, ma con me non c'è riuscito. Io questa sera sono qui e posso raccontarvi la mia storia finita bene. A chi ha avuto una diagnosi dico di farsi forza: come ce l'ho fatta io, ce la faranno anche loro.” Ma la missione dell'autore non si esaurisce tra le pagine stampate. In concomitanza con la pubblicazione di oggi, Anthony Peth darà il via a uno speciale tour di solidarietà che lo vedrà entrare direttamente nei reparti oncologici degli ospedali di Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli, Padova e Cagliari. Un viaggio di presenza e ascolto pensato per portare un conforto concreto, uno sguardo di intesa e una parola di incoraggiamento a pazienti, familiari e personale sanitario che ogni giorno combattono in prima linea.

Il peso del prestigio e la grazia dell’ombra: Clelia Attanasio e l’arte di smontare le nostre certezze

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